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Soong Ancestral Home - Guluyuan Village,
Changsha Town, Wenchang - 1 Settembre 2049, ore 14.30 p.m.
Le luminose e pulitissime vetrate, le colombe di ceramica
appese ai fili quasi invisibili al soffitto, i pochi tavolini in legno di
ciliegio. Per ogni tavolo, tre poltroncine di velluto blu e un vaso di
tulipani bianchi.
L'ultima volta che Lin Wei era stata in quel museo aveva forse
undici anni. Notò subito che da allora tutto era rimasto immutato,
come sospeso in una bolla temporale.
Alcune delle grandi finestre erano aperte. Qualche raggio di
sole filtrava dal giardino, illuminando particolari di arredi e
pavimenti senza scaldare davvero l'atmosfera.
— Buon pomeriggio Wei, bene arrivata. Come stai?
A rompere il silenzio era stata voce di S?ma Míngyuè, seduta
ad uno dei tavolini insieme al marito Marcus. La stavano
aspettando.
— Ciao Mingyué, ciao Marcus... Io sto bene, ma non posso dire
di essere tranquilla. Continuo a guardarmi intorno. Il fatto che il
museo sia completamente deserto è un po' inquietante.
Il suo viso era teso, continuava a toccarsi i capelli.
Sbattendo le palpebre provava la sensazione di avere della
sabbia negli occhi. Intanto Mingyué le si era avvicinata,
sorridendo.
— Vieni, siediti. Rilassati, non c’è nulla da temere — le disse,
cingendole le spalle con il braccio leggero ma fermo. — Qui non ci
vede e non ci sente nessuno. Ho fatto disattivare tutto.
— Come ci sei riuscita? È un luogo pubblico, gestito
dall'amministrazione comunale!
Wei era incredula. Le sembrava di vivere in un film. Marcus
l'aveva invitata con un messaggio sul bracciale smart, protetto da
password monouso. Mentre leggeva le istruzioni per capire come
rispondere, aveva deciso di accettare. Si stava rendendo conto di
averci ragionato sopra ben poco.
Ricordava perfettamente il testo del messaggio.
[*PW Protected Message* enter PW to read*]
Ciao carissima Lin Wei! Domenica saremo a Wenchang, perché Mingyué deve
andare al museo Casa dei Soong per una faccenda. Ci farebbe tantissimo
piacere incontrarti per parlare un pochino con te. Alla cena di Shanghai erano
rimasti tanti discorsi in sospeso... Possiamo vederci al museo alle 14.30. Il
museo sarà chiuso per restauri, ma noi possiamo entrare ugualmente. Alla
biglietteria non ci sarà nessuno: dovrai solo passare il bracciale con il codice
che ti manderò domenica mattina. Il tornello ti farà entrare. L'appuntamento è
alla sala delle colombe. Segui le indicazioni e la troverai facilmente. Speriamo
tanto che accetterai l'invito!
[*Tap here for PW protected reply*]
[/End Protected Message]
All'ingresso aveva trovato l'area totalmente deserta. Sul
monitor della biglietteria campeggiava solitaria la scritta «Oggi
chiuso per restauri». Il piazzale principale era orfano del normale
viavai di visitatori che scattano foto e fanno video. A dispetto del
sole caldo del pomeriggio, pensò che il luogo avesse un aspetto
spettrale.
Ad interrompere i suoi pensieri era stato Marcus, che stava
provando a rispondere alla sua domanda precedente.
— Oh, questa del «potere» della mia amata Mingy riguardo
alla casa Soong è una lunga storia! Ti dico solo che la gente ha la
memoria lunga, le cose si tramandano di padre in figlio, il
villaggio è piccolo...
Wei continuava a toccarsi i capelli. Incalzò Marcus con voce
rotta dall'emozione.
— Continuo a non capire, Marcus, scusa...
— Ti do un piccolo indizio, Wei, — le disse Mingyué,
intervenuta in soccorso del marito — per vari motivi, la mia
famiglia ha preferito usare il cognome di mia madre. Il cognome
di mio nonno era Kung. Sì, proprio quel Kung, quello che all'epoca
se ne andò negli Stati Uniti. E il cognome di mia nonna quindi
era...
Aveva lasciato volutamente la frase in sospeso, strizzando
l'occhio in direzione di Wei. Lei era stata una studentessa
modello. Le sue materie preferite erano quelle scientifiche, ma si
era sempre impegnata per avere ottimi risultati anche in storia.
Sentendo quelle parole la mente di Lin Wei aveva iniziato a fare
collegamenti.
La storia di quella casa era la storia della famiglia Soong, un
pilastro della storia Cinese del ventesimo secolo.
— Oh, Cielo! — esclamò — mi stai facendo capire che H.H.
Kung era tuo nonno? Ovvero che tu sei la nipote di Soong Ai-lin?
Mingyué aveva annuito in silenzio. Marcus invece era
scoppiato in una fragorosa risata.
— Ah! Lo dico sempre io che avere a che fare con persone
dall’altissimo Q.I. ti semplifica le cose. Ti basta fornirgli due
indizi e ci arrivano subito da soli! — aveva esclamato, mimando il
gesto di applaudire.
Anche sua moglie sembrava partecipare con entusiasmo alla
rottura della tensione. Seduta sulla poltroncina di velluto blu, con
le gambe accavallate e la schiena perfettamente dritta, la sua
figura sottile sembrava inserirsi perfettamente nell’arredamento.
Mingyué rideva, ma l'espressione dei suoi occhi scuri ne
rivelava le intenzioni: era già pronta a portare la conversazione
su un piano più concreto.
— Wei, ti confesso che io questa cosa degli alberi genealogici
l’ho sempre odiata. I miei genitori ne erano ossessionati. Dai,
veniamo al dunque, al perché siamo qui oggi. Sei d’accordo? — le